Di Giovanni Marsili

Due convenzioni per rispondere a due domande semplici: cosa entra nei nostri polmoni quando respiriamo? E come possiamo evitare che entrino sostanze nocive? Due quesiti ai quali rispondono solo in parte le centraline sistemate nei comuni ed il Rapporto Annuale sulla qualità dell’aria elaborato dall’Osservatorio quando ci segnalano che i rischi per la salute sono dovuti all’eccessiva presenza in aria di ozono e polveri. Segnalazioni importanti, ma insufficienti. “Polveri” è infatti un termine troppo generico per capire quali rischi ci sono per la salute. Borotalco e farina sono due polveri ma questa definizione nulla ci dice sulle loro proprietà. Invece identificare la composizione chimica delle polveri e verificare se esse contengono sostanze tossiche o no è essenziale per capire la loro pericolosità. Ecco, prelevare le polveri presenti nell’aria ed analizzarle in laboratorio è il primo compito affidato allo studio condotto dall’Osservatorio e dall’Istituto Superiore di Sanità. Un obiettivo ambizioso e difficile da raggiungere ma che, una volta  conseguito, ci darà utili informazioni su quali emissioni contribuiscono alla loro concentrazione in aria e, cosa più importante, su quali potranno essere le iniziative più efficaci da assumere per limitarne la presenza e diminuirne la pericolosità.

Ma, se è possibile diminuire le emissioni nocive in aria di centrali elettriche e navi, più difficile è intervenire sugli inquinanti che dipendono dai nostri stili di vita, come il traffico o il riscaldamento domestico. Addirittura impossibile è farlo sulle sorgenti naturali (mare, deserti, trasporto del vento) e sull’ozono, un inquinante gassoso la cui concentrazione in aria dipende sostanzialmente dalle condizioni meteo. In questi casi, incredibile ma vero, l’unico modo per diminuire i rischi per la salute è quello di evitare di trovarsi nei luoghi e nelle ore di maggiore inquinamento. Ma come possiamo sapere dove e quando si verificherà l’inquinamento domani, o dopodomani? Qui ci arriva in aiuto la seconda convenzione che prevede uno studio partito da gennaio in cui collaborano insieme Osservatorio e Cnr (Consiglio Nazionale delle Ricerche) il cui obiettivo sarà quello di identificare i parametri micro-meteorologici dell’area utili per consentire l’applicazione, su questo territorio, del modello di ARPA Lazio e, quindi, la previsione a tre ed a cinque giorni. Insomma, conoscere per prevenire i rischi per la nostra salute, imparando a modificare i nostri stili di vita. Non sarà facile ma è l’unica strada percorribile. E chiudo con un esempio: informare con sufficiente anticipo quando e dove si concentreranno inquinanti permetterà ad una scuola di non far scendere i bambini a giocare in giardino o ad una persona anziana di non fare una passeggiata all’aperto in quel luogo.